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Our staff talk about us: L'intervista a Marco Cervio.

La storia di Multiprotexion inizia nel 1992 e da oggi a narrarvela saranno le persone che hanno contribuito a scriverla. Inauguriamo infatti la rubrica “OUR STAFF TALK ABOUT US”, un ciclo di interviste allo staff aziendale volto a raccontarvi dal punto di vista umano il dietro le quinte di un percorso che proprio quest’anno spegne le 30 candeline.

Abbiamo deciso di partire da chi è presente fin dal primo giorno: stiamo parlando di Marco Cervio, memoria storica dell’azienda, primo assunto ben 30 anni fa e nome in codice “Aquila 1” (in gergo aziendale gli operatori della Centrale Operativa si chiamano Aquile e a ognuno è associato un numero in ordine di ingresso in azienda).

 

Marco, ci racconti il tuo percorso in Multiprotexion?

Sono stato operatore di Centrale Operativa per qualche anno, diventandone in seguito responsabile. L’azienda nel frattempo è crescita molto e col passare degli anni è emersa necessità di creare un team che si occupasse delle configurazioni delle centraline e delle riparazioni delle periferiche guaste: sono entrato quindi a far parte di questo reparto e vi sono rimasto fino a un paio di anni fa, quando mi viene proposto di aiutare il responsabile del service, mansione che accolgo con grande entusiasmo e che ricopro attualmente.

Come è cambiata l’azienda negli anni?

Multiprotexion è cambiata radicalmente, intanto è variato il nome (il primo fu Multimedia). Inoltre è radicalmente cambiata la sede di lavoro: oggi abbiamo una location bellissima a Gropello Cairoli, se ripenso al “gabbiotto” di Garlasco da cui siamo partiti… Oltre a questi aspetti sono notevolmente cambiate le dimensioni dell’azienda, che nel corso degli anni ha visto crescere in maniera esponenziale sia il numero dei collaboratori sia il numero di mezzi collegati: mi ricordo i primi turni di notte tra la domenica e il lunedì quando ci si dava il cambio lamentandoci che ci fossero ben 10 mezzi da seguire quella notte, ora i mezzi collegati sono migliaia.

Quali sono gli aspetti di Multiprotexion che apprezzi maggiormente?

Sicuramente il fatto che sia un’azienda che ha da sempre puntato sui giovani e il fatto che vi sia un ottimo rapporto fra staff e responsabili, ognuno ha ben presente il proprio ruolo ma nessuno si è mai imposto per la propria posizione bensì per la preparazione che ha, dando quindi credibilità e autorevolezza alla persona.

In tanti anni avrai moltissimi episodi da raccontare, te ne viene in mente uno in particolare?

All’inizio, quando ero operatore di Centrale, il nostro responsabile ci aveva segnalato un cliente che sosteneva di essere una persona molto importante di alto rango, a cui ovviamente prestavamo massima attenzione scattando sull’attenti a ogni sua telefonata. Ad un certo punto cominciò a chiamarci sempre più assiduamente, facendoci richieste stranissime: prima di richiamarlo ogni due minuti perché era seguito, poi ogni minuto, poi di rimanere con lui per diverso tempo al telefono. Noi ci rendevamo conto della stranezza del cliente ma era talmente alta la sua credibilità che obbedivamo senza batter ciglio. Dopo qualche mese non chiamò più e noi venimmo a sapere che il poveretto era stato ricoverato in psichiatria.

Ringraziamo Marco Cervio per averci tenuto compagnia raccontandoci un assaggio della storia di Multiprotexion e vi diamo appuntamento alle prossime edizioni della rubrica “OUR STAFF TALK ABOUT US”.

 

Abbiamo deciso di partire da chi è presente fin dal primo giorno: stiamo parlando di Marco Cervio, memoria storica dell’azienda, primo assunto ben 30 anni fa e nome in codice “Aquila 1” (in gergo aziendale gli operatori della Centrale Operativa si chiamano Aquile e a ognuno è associato un numero in ordine di ingresso in azienda).


Marco, ci racconti il tuo percorso in Multiprotexion?
Sono stato operatore di Centrale Operativa per qualche anno, diventandone in seguito responsabile. L’azienda nel frattempo è crescita molto e col passare degli anni è emersa necessità di creare un team che si occupasse delle configurazioni delle centraline e delle riparazioni delle periferiche guaste: sono entrato quindi a far parte di questo reparto e vi sono rimasto fino a un paio di anni fa, quando mi viene proposto di aiutare il responsabile del service, mansione che accolgo con grande entusiasmo e che ricopro attualmente.

Come è cambiata l’azienda negli anni?
Multiprotexion è cambiata radicalmente, intanto è variato il nome (il primo fu Multimedia). Inoltre è radicalmente cambiata la sede di lavoro: oggi abbiamo una location bellissima a Gropello Cairoli, se ripenso al “gabbiotto” di Garlasco da cui siamo partiti… Oltre a questi aspetti sono notevolmente cambiate le dimensioni dell’azienda, che nel corso degli anni ha visto crescere in maniera esponenziale sia il numero dei collaboratori sia il numero di mezzi collegati: mi ricordo i primi turni di notte tra la domenica e il lunedì quando ci si dava il cambio lamentandoci che ci fossero ben 10 mezzi da seguire quella notte, ora i mezzi collegati sono migliaia.

Quali sono gli aspetti di Multiprotexion che apprezzi maggiormente?
Sicuramente il fatto che sia un’azienda che ha da sempre puntato sui giovani e il fatto che vi sia un ottimo rapporto fra staff e responsabili, ognuno ha ben presente il proprio ruolo ma nessuno si è mai imposto per la propria posizione bensì per la preparazione che ha, dando quindi credibilità e autorevolezza alla persona.

In tanti anni avrai moltissimi episodi da raccontare, te ne viene in mente uno in particolare?
All’inizio, quando ero operatore di Centrale, il nostro responsabile ci aveva segnalato un cliente che sosteneva di essere una persona molto importante di alto rango, a cui ovviamente prestavamo massima attenzione scattando sull’attenti a ogni sua telefonata. Ad un certo punto cominciò a chiamarci sempre più assiduamente, facendoci richieste stranissime: prima di richiamarlo ogni due minuti perché era seguito, poi ogni minuto, poi di rimanere con lui per diverso tempo al telefono. Noi ci rendevamo conto della stranezza del cliente ma era talmente alta la sua credibilità che obbedivamo senza batter ciglio. Dopo qualche mese non chiamò più e noi venimmo a sapere che il poveretto era stato ricoverato in psichiatria.


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